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PESSIONDELLAMENDICI-TÀ .
34 Lo Spettacolo
to è giusto e giovevole al comun bene il pro-curare che la imposta sia tollerabile. Si ajutaveramente lo Stato, qualor si ajuta il lavora-tor delle terre; poiché la spesa eh’ egli fa , de-cide in primo luogo della sorte dell’artigiano,e poi di quella del negoziante. Al seccarsidei piccoli ruscelli succede il decrescimentodel fiume intero ; se la moltitudine non è suf-fragata dal lavoratore, le prime sorgenti delcommercio interiore s’inaridiscono .
Avvegnaché il lavoratore ordinariamentenon sia ricco, vive pero e dà agli altri mododi vivere. Spenderebbe più, e finirebbe direndere sopportabile la condizione degli arti-giani, se avesse in proprietà più fondi. Daeih segue, che ? obbligazione di supplire cadesu altri. Il Re vi contribuisce col disperdereuniversalmente tutta la sua rendita * Fa lo stes-so il Clero spendendo tutte 1'entrate nei luo-ghi, dai quali le cava. Se le spese del Re»del Clero, e del lavoratore non bastano a sol-levare il minuto popolo della campagna, e adanimare per tutto il commercio coì mezzo del-le tenui spese di quei che faticano» questa man-canza non puh venire che dalla parte dei prò-prietarj. Qua dunque ci resta a cercare la es-senzial càusa del male, e in conseguenza il rime-dio. O il male è qui, o non è in nessun luogo.
Noi tutti che riceviamo una ricca porzionedei frutti della terra, o a titolo di proprie-tà, o a titolo di benefizio, o per ricompensadella cura che ci prendiamo degli affari al-trui ; non abbiam forse mai fatto attenzioneagì’ indispensabili impegni da noi contrattifieli’acquistare, o conservare quei titoli.
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