deu a Natura. 57
spai o assisterlo ne' suoi affari colle nostre racco- La $09»«ni mandazioni, noi crediam di aver fatto qjiel 9 » e ssiosL che basta per la campagna . Noi non prendiamo mescici.M alcuna informazione de’guai di chi gli è vi - s, [i cino di abitazione; que’guai non ci apparten-ni»; gono punto . Pgco vi vuole, che non con-no i Aderiamo questi abitanti di campagna comeanimali di una spezie dissimile dalla nostra;îpei e non ci è mai stato fatto capire, che il sol.
Sta, lievo di queste famiglie fa una gran parteiì » dei nostri doveri. Evidente è però che a que-siti sto sollievo siamo tenuti giusta 1 ’ ampiezzaiati dei nostri poderi. Su quel fondo egualmenteetiti che i poveri del luogo, tutti gli altri uomi->ìk ni han quel diritto che loro dà Tesser nati;lire,: han da vivere, e niente piò di speranza o diuei diritto hanno su le terre dei villaggi vicini alla I suo, che su le terre del Messico o del Giap-zi« pone.
ilei Oltre questo primo diritto, ne acquistanoni è un secondo, bagnando le nostre terre coi suoisudori . Non v’ha in questo alcuna esagera-no! zione . Questi uomini a giornata , che noi nonij;n vediam che in passando , e che con sì gran-ib de indifferenza trattiamo, raccolgono i nòstriii jd seni e le nostre messi sotto il cielo piò ar-sii dente.
■jjti Alzatisi prima del Sole durano i giorni in-ali ci ter! una ostinata fatica , o a batter le nostreiqutl biade, o a nettare i nostri fossi, e ad impiega-li!® re ogni momento e braccia e spalle al primo, lii cenno dei nostri gastaldi. Dopo un lungo cor-so di penosi servigi ci restano egualmente igno-ri ti che prima; non si acquistano per tutto ciòil», nè amici nè protezione . Spesse fiate languifco-
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