Band 
Tomo undecimo.
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no Lo Spettacolo

tt Gem- e dal renderceli ben affetti , fia pel disprež-îi d’Arti 20 che di loro facciamo, sia per 1 ’ ignoran-stieri.^ za in cui siamo della bellezza della loro ar-te; ed è appunto questa ignoranza che ci faestere indifferenti.

Disordine Allorché la nostra ragione comincia a fpun-cosnizraiL tare > ci si parla sei anni continui del futuroOccasione in xus e del supino in um, senza che mai cisbàgu°. stri fi dica una parola della bellezza delle arti,e della industria dei mestieri, che sono dellanostra vita i sostegni. Quando la nostra ra-gion si fortifica, si da in balìa a dei maestri,che con apparato di dottrine le fan sapere, chenoi abbiamo un corpo, e che ve ne sono de-gli altri d’inforno a noi; o che spendono leore e le giornate intere a provare, come didue proposizioni contradittoriamente enunzia-te sopra un futuro possibile che non succede-rà, l'una è al presente determinatamente ve-ra, e l’altra determinatamente falsa. Sopraogni altra cosa si è trascurato d’insegnarci aben distinguere le produzioni del globo cheabitiamo, i legami onde si uniscono tutti ipopoli che copron la terra, ed i lavori ne’quai s 1 impiegano. Tutti quanti siamo, abbiamveduto girare le ale di un mulino a vento, ela ruota di un mulino ad acqua; noi sappia-mo, che vi lì schiacciano delle biade, o chevi si riducono in polvere delle cortecce ; mala struttura ci è ignota, e poco vi vuole che'non confondiamo un falegname con un car-bonaio. Noi abbiam tutti un orinolo in sac-coccia: ma conosciam noi l’artificio del roc-chello, su cui la catena si rotola? conosciamnoi Tufo della linea spirale, che accompa-gna

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