Band 
Tomo undecimo.
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IÎI

b e ha Natura.

K gna e dinota\iI tempo ì Lo stesso può dirsi i_ E Gî(J .■a dei mestieri piò comuni ; non se ne sanno ?i d'Artiliv; che i nomi. In luogo di assicurarsi una ra-li gionevole cognizione del commercio e dellearti, che sono la dolcezza e l'ornamento della|V società, in cui abbiamo a vivere ; noi ei pic-lw chiamo di arrivare alle sinezze del quadriglie,w 0 ci seppelliamo nella solitudine per compara-i « re la gravitazione di tre pianeti disgiunti con«it l'attrazione di tre altri attaccati in stia. Sefe v’ha poca solidità nella scelta dei nostri pia-mi; ceri, v

'ha probabilmente ancor più disordine

:ie,: nei nostri studi - Noi corriam dietro a ciò chefot: fa strepito ; e le persone più giudiziose con-in sellan di poi, che lor dispiace più il tempoM che han dato al Neutonismo, che gli ha la-mio; sciati nelle medesime tenebre, che quello spe-[ E so nell’apprendere il quadriglio, che qualchetuli;volta gli divertisse.

Un padre o una madre di famiglia, un fu-, K periordi comunità, un commerciante, un av-vocato, un magistrato , quei che governano,* popoli, o reggono le coscienze’, tutti pen-ano fare senza le monadi di Leibnitzio, ed ii„ caratteri d?lla scrittura algebraica ; ma nonjoij v’ha alcuno, che meglio non soddisfacesse ai^doveri del proprio impiego , a misura eh’egli^acquistasse una giusta cognizione delie arti ejirdei mestieri, nei quali si occupa la moltitu-| et ;dine. E' questa una foggia di filosofia millen gvolte più stimabile dei fittemi, il minor di-aletto dei quali è l’inutilità.

j|ji Alcuni Filosofi considerando la varietà di Origin»^lavori e d’inclinazioni, onde gli uomini s° n veifftà dlî.0 distinti , ne riferiscono la cagione alle sole i e Arti/’ "

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