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/lt Nu . nendo due principi che la natura avea messila-
■■rimesto fieme perché si aiutassero scambievolmente ?wo L . L ' U °"E non si pub giudicare della bontà maggioredel pane , in cui si fa entrare il fiore e lafarina sostanziosa, dal concorso del saper per-fetto che - se ne prova , e della buona costitu-zione di quei che lo usano ? Non pare che l'au-tor della natura abbia avuto in ciò delle miresimili a quelle che ha avuto nella unione deiprincipi del vino? Egli effettivamente ha mes-so nelf uva piti nera una prima goccia spiri-tosa e leggera , che essendo fola fa il vinobianco ; ed una seconda più sostanziosa chegli dà corpo, e a gradi lo tinge - , ma ch’è forsemeglio di non separarla dal? altra, affinchè laprima volatilizzi la seconda, ed il liquor sostan-zioso sia di freno al più spiritoso.
Compirebbesi 1’ analogia , dimostrando checome l’ultimo liquor che fi spreme col torchiodalle scorze dell’uva, ed anche dal legno delgrappolo, è un liquore tanto più aspro, mal-grado il bel rosso ond’è tinto, quanto la pres-sione è stata più forte i ali’istesso modo le scor-ze del tormento più leggiere e meglio stacca-te dalla grossa , ponno ingannare colla lorobianchezza , ma non sono altro più che unapolvere di niun valore, a misura che disgiun-te si tengono dai due corpi di farina, che fannoinsieme il sodo e lo spiritoso del nutrimento.
Quando noi presentiamo i nostri varj ali-menti ali’azione del fuoco , se si espongononudi e immediatamente, le parti esterne s’in-duriscono in forma di crosta, o si raccorcianoa foggia di cartapecora , secondo la diversitàdelle tessiture.
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