delia Natura. 173
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0 meno acqua, della sua terra, delie sue mac- v Abitoehie , del suo olio , delle impurità della sua dell’Uq.-tintura , e della colla di pergamena bollita ,con cui i fili della catena sono stati coperti peressere più sdrucciolevoli sul lavoro. Dopo que-sto primo scarico, di cui certe dilicate stami-gne non abbisognano, le altre sona più o me-no folate a secco , e fissate leggermente , ofolate assai fecondo il disegno che si ha di te-nerle più lisce , o più gonfie . Niente dispo-rne meglio il drappo a fissarsi assai , quanto1’ avervi fatto entrare molta trama a forzadi colpi.
Voi vedete , mio caro amico , che v’ haun finissimo meccanismo in tutte coteste pra-tiche, delle quali noi non sappiamo neppurei nomi.
Noi non parliamo mai con un artefice in-ventore, e corriam dietro alle sterili promessedei filosofi. Io vorrei per loro gloria, che unodi essi , in luogo di trattenersi con ragiona-menti di forme sostanziali, o di futuri possibili ,e di armonia prestabilita, ci avesse insegnato Tuso del filo rovescio . .
Dopo queste diversità che provengono dallascelta, dal mescolamento, dal preparamento,e dalla fabbrica delle materie, il drappo si può■ ancor variare per i differenti apparecchi che segii danno, o che se gli negano dopo ch’è fabbri-cato. Cambia esso di nome, secondo la manie-ra di fissarlo e di rabbellirlo.
noe Esso è da prima nettato da i suoi nodi ,dalle sue pagliuzze, e da tutte le sue inegua-li lità con leggiere mollette e fili di betula, per{[«; esser indi portato senza rischio alla gualchiex08 ' ra »