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della Natura. 215
mezzo come stadere, per portar le corde de’licci, ed alzarsi , o abbassarsi da ogni partefecondo il giuoco delle calcele.
10 I liccj.
11 Le calcele. I licci non attraversano lalarghezza del telaio, come fanno i pettininelle manifatture di lana. Si moltiplicano quii licci secondo la larghezza della stoffa, e deltelaio, perché l’artefice non ha bisogno d’al-zare, o abbassare che i fili della parte, in cuilavora. Quando la lascia per lavorare pisi lon-tano a dritta, o a sinistra, egli prende le suedue cascole, e le applica ad altri liccj.
12 II banco.
13 Lo Stame.
14 L’ ordigno, nel quale il filo d’oro, diseta, o di lana è dipanato. Serve di spola perinserir la trama nello stame; ma non correcome la spola, e non passa eh’ a traverso deifili della catena , eh’ il lavorante vuol prende-re, incrocicchiandoli di mano in mano; sen-za di che la trama non farebbe buon’ effetto.
15 II pettine da quindici denti per batterla trama, e stringer Popera in una manierauguale.
16 Tornello da dipanare il filo di su gli ar-colai .
17 Arcolai, Quando il lavorante ha cavatodall’equivalente della spola il filo, eh’egli habisogno di far passare nello stame, esso fermain un giro di dito questo filo con un nodo cor-rente, e lascia cadere 1’ordigno, che rimandisteso, ed arrestato dal suo filo.
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L’ Abitodell'Uo-mo.