Band 
Tomo undecimo.
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262
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Le PEL-LICCERIE»E GLI A*-farecchj

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262 Lo Spettacolo

pnamente si chiama conciar corami. V ordi-ne, e’I numero di queste operazioni varianod’ una manifattura ali’ altra : ma la sostanza èla medesima.

6.° Essendo conciate le pelli, si può averbisogno di dar loro una certa bianchezza, onerezza . Per imbiancarle , si strofinano conpezzi di creta, e di biacoa, poi si passanocolla pietra pomice. Giacché si vuole ordina-riamente eh’il vitello sia molto fino, invecedi servirsi dei coltello a rovescio per tome viala carne, il coramajo v’ impiega uno strumen-to rotondo d* acciajo, ben tagliente in tuttala sua circonferenza, e aperto nel centro perpassarvi liberamente ambe le mani, e maneg-giarlo con forza . Quando la pelle di vitello èben distesa sovra un gran pezzo di legname,il lavorante la lega per le due estremità, e latira a suo piacimento con quella fune, eh’eglis’avvolge d’intorno. Le dà la pietra pomice,e collo stromento rotondo la scarna. Ripetediscretamente questa recisione, sin eh’ il vitel-lo sia così sottile, e così bianco, com’egli de-sidera .

7. 0 Quando una pelle dev’ essere annerita,dopo averle dato l’olîo, e averla fatta secca-re, il Coramajo intinge un grosso fiocco difrange nell’acqua ferrata. Il ferro vecchio,eh’egli ha lasciato qualche tempo in quest’ac-qua , vi depone colla sua ruggine quantità diSali, e di parti ferruginose, che si sa esserela base della nerezza dell’inchiostro. A questaprima bagnatura ne fa succedere una seconda,eh’ è d’un’ acqua preparata col negrofuroo ,aceto, e gomma Arabica, Queste diverse tin-

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