Le man-che .
I< Gio-venchi .
M Li suini H.
gnorili le scuderie de’Monarchi, e de’Principìche se ne servono per maneggio. Le pastu re fi -nalmente, che non fonone troppo graffe, nétroppo magre, come quelle del Soellonese ,della Franca-Contea, del Poetù Superiore,della Eresse, vi prestano de’cavalli d’ogniforca tanto da sella, quanto da vettura, eda soma. La Danimarca, che ci provvededi cavalli bellissimi da carrozza, ce ne som-ministra eziandio d’altre razze, le quali sonoricercatissime per la lor piccolezza. S’attacca-no alle lettighe, ed a'carrozzini, e servonoalla nobile gioventù, per cavalcare con più co-modità. Ma i cavalli da sella più pregiati ditutti gli altri fon le (a) chinèe d’Inghilterra, edi Spagna , i cavalli Turchcschi, di Barbe-ria, ed’Arabia*
Il secondo profitto, che si ricava dalle prate-rie , consiste nella comodità di allevarvi i gio-venchi , i quali si pongono sorto il giogo in etàdi tre o quattr’anni, e in capo a’dieci si dà loroil riposo, per ingrassarli. L’età de’giovenchi siconosce benissimo ( come quella de' caval-li ) da’denti. In capo a un certo tempo ca-dono loro tutti i denti lattaiuoli, e ne ri-mettono successivamente de’nuovi - Questisecondi denti van crescendo regolarmentea uno alla volta, e indicano il numero de-gli anni dell’animale, sintantoché pervenutitutti quanti ad un’egualegrandezza, ci tolgo*no il modo di poterli conoscere. Allora diceii
vol-
fa) le chinèe, ó sia i gitigliedìr.i tPlnghiiter.ra, sono lo stesto , che i cavalli castrati, destihtngret da’ Francesi. &
r
li
li
fi
(li
5 1 '
ài
rt
jf|
«
i
Ei
»
1