Dialogo Secondo*
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îar delle macchine esorbitanti, le quali, seri-ca il suo soccorso, richiederebbono un mondodi spese, e di fatiche per esser mosse. La suaagilità è cosi grande, che vedessi a correre, ead arrestarsi ; à dilatarsi, e â ristrignersi ; alanciarsi, ed a sollevarsi eziandio verso il cieloquanto si vuole.
La forza dell’acqua dipende dal suo peso, edalla sua velocità *
Abbiam già osservato, che un pie cubico diacqua dolce pesa a un dipresso settanta lib-bre, senon se forse un caminetto di pisi. Dissid’ acqua dolce ; perciocché ss acqua salsa , aCagione de’ tanti sali, che vi son disseminatiper entro, arriva a pesare due libbre, o circa,di più : sicché un pie cubico d’ acqua sal-sa equipondera appresso a poco A seteanta-trè libbre di peso . Una nave , che passi dalmare in un fiume, prende men bordo, o sfion-da alquanto di più,° perciocché elssentrain un’acqua manco pesante, ed è obbligata, per con-servar l’equilibrio , ad occuparne una moiemaggiore.
fda ciascuno di questi piè cubici non operasolamente coll’ attività del suo peso, eh e quan-to dire colia sua gravità, ma ancora coll a forzarespettiva del moto. Per la qual cosa, se la suavelocità s’accresce il doppio, od il triplo diprima, produce lo stesso effetto, che la me-desima produrrebbe , se gravitasse due, otrevolte di più, che non facea per avanti.
Ciò supposto, il moto dell’acqua si può ac-celerare, o Col farla cadere dalssaito, o coi ri-durla alle strette.
L’ acqua , in cadendo dall’ alto ,, acquista
' suc-
Csiefîa .forza ècorrela,riva alpeso dell*acqua ,ed allatua velo-cità .
V acquadolce pe-sa menode!!’ tr-eguafalsa.
La forzadella ve-locitàdeli’ a-cqua.
Maniera
di accre-scere lavelocitàdeli’ tr-egua .