Dialogo Quarto. 1 125
limite. Oltre di che, se I’ acqua , 0 pressatadal! aria , o attratta dal terrerjo, potesse insi-nuarsi per ogni dove, non vi sarebbe un ango-lo in tutta la terra , che non fosse in breve tem-po inzuppato d'acqua, ed il mare abbandone-rebbe tantosto il suo letto, per insinuarsi’nel-le pianure, e ne’monti. In somma la terra di-venterebbe una spugna di acqua.
Cav, Io per me non so vedere, nè chi possasospigner l'acqua del mare verso la terra, nètampoco chi possa rimoverle con tanto riguar-do dalle pianure, e dalle pendici delle monta-gne. Il fatto fi è, che pisi di cento leghe dalungi dal mare, vi son dell’ acque marine .
"Prior. Cotesto è un fatto a me ignoto : on-de a voler eh’ io lo creda, bisogna, che vi con-tentiate di provarmelo.
Cav. Ch’ è quel, che voi dite, Signor Priore?Or non sapete, che a Salina, Città situata nel-la Franca Contea, vi son de’ pozzi d’acqua sal-sa inesausti ì Donde volete, che derivin quell’acque,che indi continuamente s’attingono, senon dalmareîNon sono ancora molti mesi pas-ati, eh’ io m’accontai con un valente geome-tra (a) , venuto per ordin del Re a prender cer-te misure attenenti alla carta geografica dellaFrancia. Costui c’ intavolò un discorso moltocurioso in ordine a ciò, che aveva veduto nel-le miniere di Willisca in Polonia, dove ci dis-se, che fi ricavava del saledapiùdiquattro-cent’anniinqua . Bisogna certo, che il maresommminislri a queste miniere il necessariomantenimento colle sue acque. Dal che infe-risco , che l’acqua del mare s’innoltri positiva-mente molto avanti fra terra .
(a) L*Abbatede laGrive.
Le sali-ne diWilli-sca.
Prior ,