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ili .Qua.
dro.
11 marein cal-
loso ,
che mette terrore a gli spiriti piùcorag.gioii. A vederlo così infuriato, ti direbbe,eh’egli fosse per abbandonare il suo letto , eper allagare tutta quanta la terra. Ma quellamano medesima, che fa sollevar le sue ondesin alle (ielle verso l’alto mare, pone il frenoa‘ suoi cavalloni, quando son giunti presso leNella sua maggior collera, e nelle sue
rive.
più furiose tempeste non osa mai di trapassarequei limiti, che Dio gli prescrisse, ricordan-dosi dell’autorevol comando di non doversiinoltrare di là dal lido nè meno un passo; co«mando registrato nelle sacre carte, dove si leg-ge: Hic confr 'tnges tumentes fîuBus tuos. Quin-di è , che giunto al confine delle sue spiagge,depone fu quelle arene l’orgoglio ; e daQegno,ove l’impeto delie sue onde viene a fiaccarsi,quando si trova nella sua maggior furia, al li-mite, cui perviene nella sua maggior calma,non vi corrono più di sette pie di divario. Nelmezzo di quei cavalloni vedesi travagliare unvascello, senz’alberi, senza vele, senza sus-sidi, e in evidente pericolo di sommergerli.I passeggieri fan risuonare per l’aria dolorosis-simi omei ; i marinari impallidiscono ; e ilpiloto cade bocconi sul timone. Questo ve-ramente è uno spettacolo molto funesto. - mala stessa passione , che imprime nel cuoredello spettatore , rende questa pittura piùviva.
Il quadro, che viene appresso, ci presentauna scena tutta diversa. L’acque del mare nonson piy gonfie: egli si trova presentemente inuna placidissima calma, e la sua superficie èchiara, e liscia come uno specchio , Voi’l
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