Dialogo Sesto. igj
à tate dalla corrente de’ fiumi nel mare non cor*i» ron pericolo di accumularvi , nè di produrrequalsisia minimo morbo; perciocché l'ondeg->>la giamentodell’acqua, ches’alza, es’abbassa,li® le disperde, le assottiglia, e le tramanda allaifa superficie, donde poi sollevandosi per evapo-rò» razione su per le regioni dell’aria, si conver-tono a favor nostro in rugiade, in piogge, injitó verzura, in fiori, in frutti, ed in altri alimen-ti. ti.
In) Ma, perché il mare abbia campo di mante-« nersi veramente purgato, il flusso, e riflussoi, li vi sparge ogni giorno per entro de’sali, onde illà suo letto è ripieno, ed i quali senza un sì fattotilji trainbuslamento, precipiterebbono tantosto al[tu fondo - Se l’acqua * che bagna le nostre spiaggecoglili mari tinte, venisse a perdere la sua salsedine,Hi ammorberebbe col puzzolente suo odorealili non meno gli uomini, che gli animali,chi nè alimenterebbe altrimenti que’ pesci, diitici cui s’ammira la squisitezza, e l’abbondan-ti za.
î®s Cav. Cotesta veramente è una precauzio-ni ne, che rn’entra benissimo. Ho sentito a por-pjltlt tare mille ragioni intorno alla salsedine del! [bei mare. Certi saccentoni, che passano appresto[fouî il mondo per fisici di primo rango, attribui-ti scon questa salsedine ad alcune falde di sale di-gli stese sotterra, Je quali pretendono, che s’in-jjj noltrino sino al setto del mare, e che il mare[ j)E ne corroda a poco a poco l’estremità. Il ma-;[j i-f re, a detta di questi Signori, non sarebbe sal-dili so, che per accidente. Io però vedo benissimoa quale opinione debbo attenermi. La salse-, * dine del mare deriva immediatamente dallaa P rov "