*12. I l Mare.
glionc, e agli stendardi della nazione, è unvascello Inglese, che ha smarrita la strada, edha sofferta una ben lunga tribolazione. Tutto]’equi paggio è ammalato, e quasi moribon-do. Ma alla vista d’un vascello Francese ,a cui questi meschini raminghi han dato a co-noscere il lor bisogno collo sparo d’alcune can-nonate, un raggio di speranza ha sollevata laloro fiera costernazione. I Francesi, fatto ilcomputo del viaggio, che resta loro da fare, edelle provvisioni, che tengono, si sono spati-taneamente esibiti di farne parte ali’ equi-paggio languente. Vedete con che garbo,con che vivezza tutti que’Francelì portanoa bordo di quel naviiio Inglese i necessaririnfreschi, e sopra tutto la tenerezza, concui ti studiano di confortare , e di consolarei più afflitti. Questi rimirano con occhiofiso i loro liberatori, e sembrano tutti intentia dare a’medefìmi de’smceri attestati di grati-tudine .
Se l’estensione del sito avesse permesso di di-sporre in questa medesima fila degli altri quadri, visi sarebbono aggiunte alcune altre di-,sgrazie, che soglion corrersi quotidianamenteper mare: esempigrazia quella d’arrenare incerti siti, dove Facqua è troppo scarsa ; quelladi dar negli scogli o nelle rupi ; quella di tro-varsi in astato di disperazione, quando la navefa più acqua di quel, che la tromba ne possabuttar suora ; e quella finalmente di restar in-ceneriti dal fuoco.
Ora che abbiam veduti i principali acciden-ti, che s’incontran per mare, passiamo assal-ita fila, dove il pittore ha preteso di darci
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