Dialogo Primo. 23
lano m lor favella di Dio ; nè ve n’ ha una , che,o con caratteri pieni di benignità none’invitiad amarlo, o con un’aria spaventosa, e terri-bile non ci costringa a temerlo.
Ma i turbini, e le procelle non son dirette 1 tu ™nisoltanto a istruirci. Sono eziandio destinate a nono^acorreggere radicalmente la prava qualità dell’ pravaaria, che per soverchio riposo diventa grossa, qualitàe mal sana . Tendono ancora 3 sperperare dell’ariagì’insetti, i quali, tuttoché per certi rigirar- S rossa *di si rendano necessari, nulladimeno per latroppa abbondanza potrébbon esserci pregiu-diziosi. Riempiono finalmente d'acqua pio-vana le cisterne, ed i ricetti dell’acque inque’ paesi , dove non si trovan fontane , eversano alcune volte in un’ora ne’nostri fiu-mi già asciutti più acqua, che non ve ne por-ta una lenta spruzzaglia di molti mesi in un’iti-rerà vernata.
Da quelle stesse sorgenti, onde hann’origi-ne l’esalazioni, con tutte qnelle meteore,chesi generano sopra '1 capo nostro, diri vano an- j terre _torà certi altri effetti non men terribili de’ moti.precedenti, i quali si fermano sotto i nostripiedi, cioè i terremoti, ed i mongibelli, che 1 mongi-îon altrettante bocche, che sbruffan fuoco di belli,sottoterra. Questi fenomeni sotterranei nondebbon esser disgiunti da’ meteorologici, poi-ché gli uni e gli altri riconoscono il lor princi-pio dalla medesima acqua, e dalla medesimaaria. Vediamo ora come si formino.
Gli scialamene» , o vapori dell’ acque, dopoessersi condensati in gruppi di nuvole, e ri-solutisi in pioggia , spazzano quel salnitro,che l'aria ha deposto su per la terra , portan
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