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Dialogo Primo. 47
confini , che sono (lati decretati, e conforma-ti al nostro bisogno.
Ma queste ammirabili refrazioni, oltre alAltreuti-prolungarci la durata del giorno, che non è biadiun piccolo benefi zio, ci portan pur anche degli cf,caltri vantaggi. Se noi passassimo tutr’in untratto dal bujo della notte alla chiarezza del frazioni*giorno, i nostri nervi ottici, venendo scosti della lu-da questa luce viva con troppa violenza , an- ce.drebbono a risico di strapparti. Ma il crepusco-lo, eh’è una luce debole, e che va a poco apoco fortificandoli, senza che l’uom se n’sac-corga, prepara, e dispone i nostri occhi a ri-cevere senza pericolo un lume maggiore. L’au-rora, che succede al crepuscolo mattutino,avvalora piacevolmente i medesimi occhi, egli abilita a sostenere l’aspetto del Sole. Com-parisce finalmente questo pomposo pianeta,tutto sfolgorante di vivi raggi, e viene ad il-luminare il nostro orizzonte. Ma il suo splen-dore nel primo istante della sua nascita è tutta-via moderato, e va crescendo di mano in ma-no col sollevarsi . Iddio non potea far di più peradattarli alla nostra dilicatezza.
Dopo avere osservata una piccola parte dell’ingegnosoarcifizio, onde 1‘ aria è composta ,ela maravigliosa coerenza che per uti! nostro sitrova tra il corpo dell’Aria equeldella luce,chi può contenersi di non rivolgerà i suoi rifles-si verso la luce medesima? Oh quante questio-ni potrebbon farti su questo corpo , che colori-sce, ed abbella tutti gli oggetti! Che cosa èmai questa luce? E’ella fuoco, overamenteun accessorio del fuoco? Diriva forse dal Sole?
Ma questo Sole la diffond’egli incessantemente
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