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Tomo sesto.
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Dialogo Primo. j }

Inasta ad entrare nella compolizione di questotutto : e siccome il moto impresso in una massadiserro, odi rame; o di qualunque altro me-tallo non produrrà mai, nè una ruota, nè unamolla, nè un pendolo, ma le mote, le mol*le ,ed i pendoli produrranno de'moti regolari,e degli orologi, coxl il moto della materia nonè la cagione formale degli elementi, ma la for-ma ammirabile, che Iddio ha data a ciaseunelemento, ed il beli’ordine, eh’egli ha postoin tutte le parti dell’universo, è la cagion na-turale del moto degli elementi, e della regola»re armonia di tutta la macchina dell’ universo.

Abbiamo oramai una bastevole cognizionedegli andamenti dell’ aria, del fuoco, e dellaluce. Sta in petto nostro l’esaminare diffusa-mente le coerenze, che questi corpi elementa-ri hanno con eflo noi, per prevalercene a luo-go e tempo nell’occorrenze . Un tale studionon è rifien vago, che profittevole. Quantoali’ interna struttura dell’ aria, e degli altri ele-menti è superfluo l’investigarla. Questa scien-za è sol riserbata a colui, che n’èl’autore.l’unico sistema, che noi postiamo abbracciarecon utile, e con sicurezza su tal proposito, èbenedire l’Altissimo, che ha creati a prò no-stro questi attivissimi corpi ; farne buon uso;e non cercare pi ù oltre.

Il fine del Dialogo primo.