Dialogo Secondo. 8;
medesima incrostatoti, affinchè penetri al-quanto nell'interiore , e per tal mezzo si pos-son formare nel vetro delle figure trasparenti,non men leggiadre di quelle, che si vedonosulle tele de più eccellenti maestri. Quandopoi li colorisce interiormente, di modo che ilcolore sia incorporato nella composizione delmedesimo vetro, si formano in esso, coll’aiu-to di alcune strisele di piombo, che ne connet-tono j pezzi, non già delle figure umane. cheriufdrebbono troppo rozze, e troppoconfuse,ma de’compartimenti diversamente Colorati,che colla loro vivezza, e varietà rallegran Coc-chio de’riguardanti. Ma siccome la bellezzade’nostri appartamenti prende il suo primo ri-salto dalla chiarezza della luce, così si suol an-dare con gran riserva in ordì ne al colorir le ve-rnate, nè lì costuma di farlo, se non per certovezzo ne i contorni. Oggidì ha preso piede 1’usanza del vetro bianco, e questa usanza hadato il tracollo ali’arte di dipignersul vetro,la quale per tutto ’l corso del sedicesimo secoloha prodotto un' infinità di capi d'opere. Que Losmal,sto però non fa, che l’arte predetta si sia per- t0 *dota; conciossiacosaché sì costuma anche in og-gi di smaltare, il che appresto a poco è lo stesso.
Il vetro, lo stagno, ed il piombo, con certeterre colorate, son la materia, di cui si formaIo smalto, il qual s’ attacca tenacemente a’metalli, e vi si conserva in perpetuo. Questamanifattura s’effettua per mezzo del fuocod’una lucerna, tramandato per via d'un sof-fione alla volta delle predette materie, perammollirle, o illiquidirle. I.'artefice ne ti-ra a principio diverse fila di più colori , c
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