Band 
Tomo sesto.
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Dia loco Secondo. 85

Mtqs -za , di renderli perfettamente lisci, e di am-aqud pliarli sino ali’altezza di cinquant’once. Ma-ttin gli specchiai diTurlavilla presso a CherburgoMie nella bassa Normandia gli han saputi imitare silece felicemente, che i loro specchi possono sfaret In a confronto di quei di Venezia . Ma molto piùdi pregiatali oggigiorno son quelli ; che si lavora-mi, no nel Castello di San Gobino, tre leghe cli-mi stante dalla Città di Laone. Se ne fanno diìttii quelli, che ascendono a cento, ed anche aijifci centoventi once d’altezza. Non si può dare,111» in questo genere cosa più bella, nè più magni-mi.; fica. Non si soffiano come quei di Venezia , eto,!: di Cherburgo, ma fi colano sur una tavola di. Già. getto, equivi si tirano a quella grandezza, emier.: grossezza , che si vuole.là Cav. Ne avete mai veduti colare? Di gra-nin zia mostratemi come si fa.liti Prior. Per non esser troppo prolisso, mi ri-ma fi tignerò a raccontarvi il puro puro sostanziale,fai la materia, di cui si forman gli specchi, nonItili è altro , che soda, cioè cenere di riscolota frammischiata con rena bianca, delia più bel-lici la, che possa trovarsi. Il sale, che si trae,ift dalla soda comune, e dalle ceneri ordinarie,mo[t mescolandosi con sabbione, fa un vetro stozzi-ticfé naie, e poco pregiatole. Ma la soda del riscoloolite e la sabbia trascelta, formano degli specchi, ejiiic (come dicono in lor linguaggio i vetraj ) de’Kilt;: cristalli finissimi. Il vero cristallo però non è: lì un composto artificiale, ma un minerale sor»•j t ì mato dalla natura.

itati; La materia proporzionata per far le forna-jjK ci, e i vasi, dove il vetro si fonde , è untjii poco difficile a trovarsi. Nelle nostre vetraioS, F z s’ado-