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Tomo sesto.
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Dialogo Quarto. j §1

serio a fondere nelle fornaci. Nell’ altra questometallo era mescolato con certe zolle di terra, H lava-e di sabbia, che si gettavano in una tinozza S oio ^lunga e larga dieci piedi, e alta due. Quindi lerro *vi si facea passar sopra un ruscello d’acqua cor-rente, rimestando nel tempo stesso continua-mente tutta la massa, che y' era dentro .

Quell’ acqua corrente lavava, e portava viatutto ’l fango , che v' era , ed il metal-lo, come più pesante della materia terricciarestava nel fondo del lavatoio. Per mantenere jj f 01 ,_un fornello, che dà in termine di 34- ore ora nello odue mila cinquecento , ora tremila , ed era fornacetramila cinquecento libbre di ferro fonduto , per fon-Iîo^i vi vuol manco di sessanta balle di carbone, ^ eree quasi quindici botti di ferro minerale lavato, ’ erro -Siccome il bene de’ particolari è sempre subor-dinato al ben pubblico , cosi il Sovrano per-mette a chichessia di cavar il ferro dovunquetrova la miniera, si veramente eh' e’ debba pa-gare al proprietario del fondo una piccola tas-sa, la quale monta, se ben mi ricordo, a unaventina di danari per botte , Appena fusa laprima infornata, due poderosi facchini torna-no a rimettere nuovo carbone, e nuovo ferronella fornace; e questo lavoro suoi farsi ognisette quarti d’ora una volta. Osservai trai’al-tre cose, che sopra la massa del carbone e delferro si poneva una buona quantità di castina,che è una certa terra pietrosa, senza la qualemi dicevano, che il ferro non si sarebbe potu-to mai fondere . Ma perché ma' ?

Prior. Siccome la castina è una terra pienazeppa di particelle di ferro, cosi contribuiscenon poco ad aumentare la materia metallica.

K 4 Oltre