î68
Le Miniere,
Prior. Il marco deli’oro, o dell’argento nonè altro, che un contrassegno della finezza.ebontà di questi metalli . Il marco varia, se-condo che variano i gradi della purità del me-tallo. L’oro è finissimo, quando non contie-ne in sé stesso veruna lega. Così l’argento è per-fetto , o di coppella , quando non v’ è mescola-to alcun metallo di manco pregio, Non devenemmen contenere dell' oro : conciossiachè sa-rebbe una gran semplicità il volere'spacciarperargento una lega, che vale più dell’argento,mentre questa lega fi può separare, e venderlaIl carato a più caro prezzo. Un pezzo d’oro si può divi-in mate- dere immaginariamente in ventiquattro parti,riad’oro e ciascuna parte in quarti, in ottavi, in sedice-come si fimi, in trentaduesimi ec. Ogni ventiquattre-pren e. parte d'un pezzo d'oro, per quanto gre-ve egli sia, si chiama carato, e quando questopezzo , dopo averlo raffinato, e provato, noncontiene, se non oro schietto, senza verunalega, dicesi , che quest’oro è di ventiquattrocarati; il che vuol dire, che di ventiquattroparti di tutta la massa, non ve n’è una, che nonsia oro schietto , e che però è ridotto ali’ ultimofino. Osservate però che gli Affinatoti asseri-scono mancargli sempre qualche cosa, per arri-vare a’ ventiquattro carati, contenendovi!!sempre, o un quarto, o un ottavo, o un sedice-simo, o un trentaduesimo di lega. Allorché 1*oro,dopo esser raffinato,e cimentato,fi trova di-minuito, per modo d’esempio, d’una quarante-sima parte di peso, fi conosce, che nella massa diquest’oro si contenevan^solamente ventidueparti doro schietto, e che ve n'erano due di le-ga. Allora fi dice, chequest’oroèalniarcodi