Oîaiogo Qua R io, 197
acquistarne un altro, che val si poco. Ma orain’ accorgo , che non son punto scempiati,poiché il ferro rènde lor que’servigi , che nonpossono ricavare stali'oro.
Prior. Da quanto finora s’è detto potete a-gevolmente raccòrrò, che l’uomo non puòalzar gli occhi verso il Cielo, né muovereun passo sopra la terra, né finalmente smot-tare il terreno, che sta per tutto non trovi unamoltitudine di tesori, apparecchiati precisa-mente per lui. Per poco, eh’ei vi rifletta ,ben conosce esser egli l’oggetto d’una teneraprevidenza > che si è preso il pensiero di soppe-rire a tutte le sue bisogne, di collocar da pertutto qualche argomento , onde occupar le suemani, onde esercitar la sua industria, e ondeCattivarsi il suo affetto.
Ma questa ineffabile benevolenza, che cosichiara apparisce nell’ eccellenti prerogativede’ minerali, da lei piantati a prò nostro sottola terra , spicca altrettanto nella giusta pro-porzione , eh’ ella ha riposta fra la quantità re»spetti va di questi metalli, e la misura recipro-ca de' nostri bisogni, Se fosse stato in potere d'un uomo il creare tutti i metalli, e provveder-ne il genere umano, costui avrebbe sicuramen-te allargata la mano piuttosto nell’oro , chenel ferro. Avrebbe creduto d’illustrare la sualiberalità, a dispensar con economia il metal-lo più vile, ed a spandere con prodigalità il piùprezioso. Ma Iddio non ha fatto così. Sicco-me il merito principale dell’oro, ed il grand’utile, che dal medesimo si ritrae, diriva dal-la sua rarità, cosi ce l’ha dato con economia ;e questa economia , onde gì’ ingrati si la-bi 3 gnan