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SUL CANDOR LUNARE.
illuminato, avremmo un perpetuo cre-puscolo, e non mai profonde tenebre. Con-cludo pertanto che, non s’imprimendoil caldo mercè de*raggi solari se nonin materie solide, dense e opache, o chealmeno partecipino tanto di densità dienon diano il transito totalmente liberoai medesimi raggi solari, il caldo chenoi proviamo è quello che la terra egli altri corpi solidi riscaldati ci som-ministrano, ii qual calore può esserche non si elevi tanto sopra la terra,che possa tór via la freddezza di quellaregione vaporosa, nella qual si generanole pioggie, le nevi e le altre meteorolo-giche impressioni. Può dunque il caloredel reflesso dei «raggi solari nella terranon trascendere la media regione va-porosa e fredda, ma ben l’illuminazio-ne trapassar questa, c arrivare sino allaluna, e per distanza anco molte e moltevolte maggior^.
Oltre clic, s’io devo liberamente con-fessare la mia poca scienza fìsica, dirò