PARTE II.
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XXXV.
Scherzò lui, che dicea ,
Come di Pindo il monteS’ orDava per un fome ,
Che di freddissim’acqua indi correa.
Non era quel ruscello onda mortale ,
Certo non era, era d’ambrosia fiume ,
E nettare divino ;
E nettare ed ambrosia altro non valeIn buon volgar, salvo che Etereo lumeDi lampeggiante vino.
S'io qui prendessi errore,
Spilla dunque tre botti , o bella Eubea .
XXXVI.
Chi fu de’ Contadini il sì indiscreto,
Che a sbigottir la genteDiede nome dolente
Al vin , che sovra ogni altro il cor fa lieto ?Lagrima dunque appeljerassi un riso,
Parto di nobilissima vendemmia ?
Lo sciocchissimo Autor della bestemmiaNon mai per lui si rassereni in viso.
Ma sempre lagrimando aggia divietogire ov’ci si pigi;p * a ccia il buon Dionigirer sua sete acerbissimo decreto.