PARTE II. 273
Canta , Logisto, e la mia mente acqueta ,Vento non freme , abbajator mastino ,
Che tu ileggia cantare ecco non vieta.
Logisto
Me lo vieta Menalca , aspro destino ,
Per cui trafitto duramente a tortoIo souo al disperar quasi vicino :
Che mentre mi iìngea maggior conforto,
E di maggior speranza era fornito,
Venne Dameta , e disse : Ahi Tirsi è morto.
Caddemi il cor tosto , eh’ io 1’ ebbi udito :Povera, ed iufelice mia capanna ,
Gran saetta dal ciel ben t’ ha ferito.
Menalca
A che 1’ anima tua tanto s’ affanna
Per la morte d’ un uom ? non è dovuto :Che natura a morir tutti condanna.
Io bella gabbia ho di mia man tessutoNel freddo verno a trapassar le sere ,Quando il velloso armento è ben pasciuto ,
Come un forte castel, quadra a vedere,
E sorgono ciascuna in ogni cantoDi liscia canna quattro torri altere:
Quivi un merlo è prigion, che negro il mantoDelle sue piume , e tutto il becco ha giallo,E toglie iu aria ad ogni augello il vanto :
Ei scendeva ad un’ onda di cristallo ,
Ed io sotto 1* erbetta un laccio tesiAl suo volare, e sì noi tesi in fallo.a P 1 ? 010 dì che l’iufelice io presi ,
Fi Ì, Dse P nar glì falcai l’ingegno ,
“ a finora mille modi appresi :
01 * at , to don del tuo valore in segnoo che mostri a’ bifolchi ed aratori,
& oggi de’canti tuoi mi farai degno.
Uvabrera Voi . II. 18