286' RIME DEE ChUBRERA.
Mireransi depor dentro una tomba :
Ma dalla falce, che ogni cosa miete,
Virtù non teme ; e rallegrar ten puoi ,
Poiché d’ es3a non sei timido Amico.
III.
si Monsig. Giovanni Ciampoli .
Fra i colli alteri , e lungo il regio Tebro,Ove per ciascun uom tanto si spera,
E tanto si sospira, or che riroenaL’anno cocenti i dì, che fate, Amici?
Quali sou vostre Aurore? e come lietoChiudete a sera il Sol nell’Oceano?
Iutìoransi le mense, e di bel geloIllustrate le coppe? il gran VesevoVi mesce , o pure dal gentil GandolfoViene a’ vostri conforti il buon Leneo ?
O fortunati, se speranza incertaCon dolce tosco non v’ ancide ; RomaAppar, non men che Circe , incantatrice :Vegna il senno d’ Ulisse a farci schermo ,Ciampoli, quanto vegghi ! e come tendiL’arco della tua mente ? ed a qual segno ?Rispondi a’ gran Messaggi, e fai che tuoniTua cara voce nelle regie stanze ,Lusingando 1’ orecchie al gran Senato ?
O del sommo Pastor le voglie esponiA’ Re scettrati ? e sulla nobil Senna ,
E sull’Istro superbo, e sull’ IberoCon meraviglia fai volar tuo nome ?
Vento di puro ciel t 1 empia le vele ,
Castore ti conduca , un mare immensoCerto ti s’ apparecchia : io d’ altra parteStommi ozioso in sulle patrie rive.