PARTE II. 287
Qui solitario i miei peasier compongo,
Sicché da lungi il grand’ Urbano adoro :
Te nel mezzo del cor porlo rinchiuso ,
E del fumo Roman nulla sovviemmi.
IV.
Alla Santità di nostro Signore Urbano Vili.
Se riguardando le ragion d’As'reaCon occhio d’Argo, dando bando a Marte ,
^ della plebe dispensando a i votiCerere bionda, non giammai sei stanco,
C grande Urban; ma dalle rive EoeFebo accompagni fino al mar d’ÀtlauteCon alma sempre a sì gran cura intenta.
Qual sarà lingua, che il’ eccelse lodiJion t’incoroni? e fra le stelle eterneAstro non formi ad onorar tuo nome ?
Ma qual dall’altra parte orrido spirtoDi barbaro Caton non fia cortese ,
Fer modo , che a Pastor d’alme infinite■^°n dia fra tanti affanni alcun conforto•Alcuna volta ? non distender 1’ arcoMai della mente ? A ciascun’ ora in mareFarsi nocchiero, e contemplare i lumiDel crudo Arturo, 0 d'Orion nemboso,
Ch»ede un corpb di selce, e di diamante:Quinci lodato studio, o Re sceltrato ,cacciar fere , e travagliar le selve,con tromba innocente eccitar armi ,
£ OQ sanguin ose tra Guerrieri amici :
AN’TT ®P ir * to lasso in dettar leggiAll Universo ■ liar diletto
Eunge da biasmo, onde gli fia concesso