288 RIME DEL GhIAEKEKA..
Più drittamente , che dall’ auree Muse ?Sento il popolo sciocco alzar latrati ,
Sento mugghiar la plebe , e farsi incontra ,E saettarmi con viperei scherni;
Ma non lìa ver , che me ne caglia ; fraliSouO gli assalti delle lor menzogne.
Se fu chi poetando empieo le carte,
E cantò Bacco , ed onorò gli scherziDella Dea d’Amalunta , e di Citerà ,
Non fu famiglia del verace Apollo ,
Nè mai dappresso ali’ immortale EuterpeFermò suoi passi, o rimirò la fronteDell’ alma Urauia, o lo splendor di Clio.
E falso iì dir , che non so qual ParnasoLe Muse alberghi, e che il gentil drappelloTerge le chiome nel Caslalio fonte ,*
E raddolcisca con nettarea voceOgnor le piagge dell’Argivo Eurola.
Se pur vedute fur 1’ alme douzelleMai fra quei monti peregrine 1’ ormeColà stampare, e sì vi fur straniere ;
Lor vera Reggia è di Sioune in cima,
E del Tabor fan volentier soggiornoSulle pendici , e del Giordano all’ ondeSpandono il suono dell’ eteree lireCon varj modi serenando 1'aure ,
Quinci de’ cari suoi spirano in pettoFuror soave, onde quaggiuso in terraSoglionsi venerar, come celesti.
Tal , poiché spense a Faraou [’ orgoglio,
Per decreto Diviu , l’onda Eritrea ,
La sorella d’Aron diede caulandoGrazie al Tonante ; e del morir sul varcoMuse spiegava d’ Gracile al semeL’ eterna legge con ainabil carmi: