PARTE II. ^ 289
E quando cadde a morte il fier Sisara ,
Per destra femminil , Debora sorse,
E detto per Jahel versi di gloriaAlteramente ; arte notai s’ apprendeDelle veraci Muse entro la scuola.
E lo sai tu , che alle stagion non gravi ,Godendo il nobil ozio , alzasti esempioDi chiaro canto a' più leggiadri ingegni,
O te ben nato ! per altrui virtuteGià facesti sentirti altero Ciguo ,
Ed or faran sentirsi alteri CigniEer alto pregio di tua gran virtude.
Deh qual possanza mi ritorna agli anni ,
Ed al vigor della fiorita etate ?
Dove sei, dove , o gioventute alata ?
Questo era tempo da stancar la cetraDell’ obblìo vincitrice , e far che al CieloVolassero giocondi inni Dircei.
Or mi doma vecchiezza , e tra le veneSento correre un gelo , onde a gran peuaPer basso favellar muovo la lingua ,
Nò son Signor, salvo di fiochi accenti.
V.
Al sig . Agostino Drago.
Drago , che fra solenni tribunali,
Ove lo stato nostro è sempre in forse,Meni la vita tua , come nocchieroIn mezzo all’Ocean, che sempre muggtna ,Dimmi sulla tua fe : giammai li pren ePietate alcuna della nostra etade ?
Duolti di noi, quando per 1’ ampie saleCorre la gente di se stessa in bando .
Cìnabrera Vol. Il, *9