3lO RIME DEL ClIIABRÈRÀ.
Ch’ ei fren ponesse agli appetiti , e eh’ egliDomasse il rubellar de’ rei pensieri ;
E schifo d’ozio in gloriosi affanniVersasse dalla fronte ampj sudori,
Sempre a conforto dell’ uman lignaggio :
Poi le sagge Donzelle del PermessoRabbellirò co’ rai del suo gran sennoI fatti egregj , acciò si fesser specchioCon meraviglia alla ben nata gente ;
Perchè le note degli Aonii NumiAltamente lusingano i mortali.
Di qui ben pronto il giovinetto AchilleSprezzò 1’amor della Reina in Sciro,
Che addolciva con vezzi il cor feroce :
Nè prima incominciò lo scaltro UlisseA lodar l’asta de’Guerrieri Argivi,
Ed il valor delle Dardauie spade,
Che nel figlio di Teli arse il desircDel sanguinoso acciar : fonte d’argentoNon cosi trasse a se snelle cervelte,
Come trasse Scamandro i piè d’Achille ,
E non gli trasse in vano : ei per tal modoSul Xanto maneggiò T armi materne ,
Che l’altrui gloria lo sospinse a Troja,
Ed ivi fessi glorioso in guisa,
Che ad opere di gloria oggi n’ infiamma ,Sommo d’Eaco pregio : or tu non manco,O giovinetto Re, dei prender normaDa nomi per virtù fatti sublimi,
E quinci sublimarti appo coloro,
Che rivolgendo gli anni udran tuo nome.Non sono io solo a così bel consiglioDarti, o Signor } ma lo ti dà quel Cosmo ,Già padre della patria : odi Lorenzo ,
Sul fior degli anni Italian Neslorre :