RUTE DEE CtlUBRERA.
Un calcagnato sì polito ? Arroge
I bei fiocchi del nastro , onde s’ allaccia,
Che di Mercurio sembrano i Talari.
Io taccio il feltro de’ Cappelli tintoOltre misura a negro ; e taccio i fregiSul Giubbon di ricchissimi vermigli.
Chi potrà dir de’collarini bianchi,
Più che neve di monte? Ovvero azzurriPjù che 1’ azzurro d* ogni ciel sereno?
Ed acconci per vìa , che non 5 ’ asconde
II groppo della gola , anzi s’ espone
Alle Dame l’avorio del bel collo ?
Lungo fora a narrar come son gaiPer trapunto i calzoni, e come ornatePer entro la casacca , in varie guiseSerpeggiando sen van boltonature.
Splendono soppannati i ferrajuoliBizzarramente ; e sulla coscia mancaTutto d’argento arabescati, e d’oroRidono gli elsi della bella spada.
Or prendasi a pensar quale è mirarsiFra sì fatti ricami , in tale pompa,
Una bionda increspata zazzeretta,
Per diligente man di buon Barbiere
Con suoi fuochi, e suoi ferri; e per qual modo
Vi sfavilli la guancia sì vermiglia ,
Che può vermiglia anco parer per arte;
E chi sa ? forse forse. .. 0 gloriosa ,
E non men fortunata Italia mia ,
Di quella Italia , che domava il mondo,Quando fremean le leg'ion Romane .
Che tanto trionfar ? Non è bel carroDi trionfare un letto ? Ed un convitoNon adegua il gioir d’ una vittoria ?
Fuggono gli anni rattamente* e tutti,