Si8 IUÌIE DEL ClIUlUlElU.
Ma se le nostre colpe hanno dal sonnoAl fin svegliata la Giustizia eterna,
Nuli 1 altro omai, Pozzobonelli, avanza,Salvo pentirsi , ed emendare i falliCon cor dolente : Io , se ne’ dì presentiNon vi vedrò, vedrovvi a miglior tempo.Non siam nati a fornir tutti i desiriQuaggiuso in terra; ha da quetarsi l’AlmaE pur colla ragion farsi felice :
Che se nelle maremme, e se nell’ertoDe’gelidi Appennin troviam riposo.
Ivi è Sparta , ivi è Atene , ed ivi è Roma .
XXII.
Al sig. JacinLo Cicognino.
V
Jacinto , 1’ altra sera io mi posavaSoletto, come soglio , ad un LibrajoColà presso le scale di Badia.
Altendeansi da me le ventiquattroPer venirmene a vegghia , e passar l’oreAl bellissimo giuoco di picchetto;
Ed ecco un uom togato. Avea costuiLe mascelle ingombrate di gran pelo,
E le ciglia aggrottate ; a rimirarsiUno straniero : a sorte volse il guardoAlle rime del Varchi , e stette alquantoPensoso, e poscia dispettoso disseVerso di me, che lui giammai non vidi:Puossi egli perdonare? Un intellettoAcconcio a penetrar tutti i segretiPiù chiusi di natura ; un uomo usatoA passeggiare collo Stagirita ,