323 RIME DEL CtHABRERA.
Chiedine a Cavalier , chiedine a Dame,Chiedine a tutto il mondo; io così credo :Altri forse dirà , che io sono un bue ;
Nè per questo dirà grave bestemmia.
XXIV.
Al sig. Conte Orso d’ Elei.
Oggi , che avete alle bell’ onde d’Arno ,Dopo lungo cammin , fatto ritorno ,
Deh ditemi, Signor, di qual dilettoPiù fortemente ha confortato il core11 nostro Re , che sul fiorir degli anniPrese per norma di Laerte il figlioPeregrinando? ha trapassato l’Alpe ,Varcato ha 1’ Istro , e nella Reggia alteraEbbe a mirar la Nobiltà Germana ,
E pria mirò della bell’Adria in senoLa città sposa di Nettuno , ed iviL’ adorno seggio delle leggi antiche,
Ove la cara libertà ripara.
Ma pria con meraviglia in vai di TebroLe dissipale , ed atterrale moliTrasser sua mente ad estimar, siccomeTrascorre il vento degli umaui orgogli ;Non per tanto colà Santa si adoraL’eccelsa Sede del Pastor Sovrano;
E fiammeggia la Croce, al cui fulgore 'Sono vii cosa di Quirino i fasci ,
E di Quirin le scure, arrogi l’ostro,L’ostro non punto vile, e ira quell’ostroLe chiome bianche, e la canuta neveDelle barbe severe, ampio Senato ,
Scuola, dove s’ affiua il mortai senno.