344 rime DEL Chiabrera.
Vermiglia il volto , alabastrini* il seno,Spargendo d' ogn’ intorno auree Sabee,Piena di lampi il guardo ella sen venne.
Per cotanta beltà ciascun fu presoDi meraviglia, e l’agitato sposoOra fassi di neve, ora di foco,
E dall’ aperte labbra a pena spandeUn mormorio; che la favella intieraInterrotta fra’ denti si disperse :
Ciascun dolce ne rise ; onde giocondaLa gran donna del Mar ciascuno addusse >E fé’ sedere all’ adornate mense :
Poi che d’ alme vivande ebber dilettoPreso a bastanza , e con nettarei sorsiColmato il cor d’incomparabil gioja ,
Tutta lieta Giunon volgendo il guardoincominciò: non è ragion, eh’indarnoIo sia stata presente a’tuoi conforti ,Leggiadra Ninfa ; anzi veglio io che duriTcco dell’amor mio lunga memoria ;
Però non mai per le marine piaggeTi farai rimirar, che’l mio gran RegnoNon sia tranquillo ; io così giuro, e sempreNel Mondo il mireran gli occhi mortali.
Al dolce suono de’ Giunonj deltiSorse de’ fieri venti il buon tiranno,
E prese a dire: O dell’ instabile ondaAd ogni voglia tua moderatrice,
Per onorar la tua grandezza io scelsiEra tutti i miei fedeli il più gentile,
E lo fei sposo alla tua Ninfa ; or odiCiò che per suo conforto io qui prometto :Non vo’ che del mio Regno egli trascorra ,Soffiando intorno , se non pochi giorniDell’ anno dolce, e più fiorito : e voglio,