38o RIME DEL ClIIABRERA.
Della speranza , e dell’ uniau spavento ,
Costui senta mie voci, e porga ajutoIn questo punto a disfogar miei sdegni ,
E s’alcuuo non è, che regga il moodo,
Nulla non me ne eal ; potrà mia destraFulminare , e tonar sopra i nemiciPer se medesma : in guisa tal scn correGorgogliando bestemmie entro alla strozza:
E già nel ciel verso le porte EoeA gran passi venia quasi giganleIl sol portando 1’ alma luce al mondo,
Ed Attila girando il guardo intornoPotea specchiarsi nella fuga indegnaDegli smagati popoli : ciascunoLunge da sè gittava archi, e faretre ;
Aste , e brocchier son disprezzati ; ognunoDiscarcasi dell’ armi, e sol si speraNel veloce volar del piè codardo :
Tanta viltate riguardar non valseIl Re superbo , che doppiando 1' iraNon tonasse dal cor minaccie ed onteVerso i dispersi , o di guerrieri a nomeChiamati a torto ; a gran ragion le spade ,
A gran ragion da voi cacciale 1’ aste ,
Che son zappe , ed aratri i vostri arnesi ;
Ite alle stalle, ed al grugnir de porci ,
Per cui nasceste: oh s’io ritorno al regno;
S’ io vi ritorno ! sì dicendo ei spandeVampe dagli occhi , e fa crocchiare i dentiPer lo disdegno, e per la rabbia : intantoO carco di trofei ramo di MarteAstro d’Italia , e per la via del cieloIllustre scorta degli Estensi EroiVibravi il brando fulminoso , e troncheSbranavi membra non mai stanco, ed amp l0