LIBRO I. gj
e fatti pochi passi, la vedemmo che venivatutta lieta verso noi col signor D. Niccola diMartino e col signor D. Francesco Serao ; laquale come tosto ci vide , bene sta, disse sor-ridendo : voi volevate oggi sorprender me , enoi abbiamo, non volendo, sorpreso voi. Etio dopo averla riverentemente salutata, nonso, dissi, qual delle due cose ci dovesse es-sere ( acciocché io vi risponda anche per que-sto giovane ) più cara, o il sorprender voi,o l’essere da voi sorpresi ; che nell 1 una doveapiacerne la diligenza nostra, nell 1 altra ne piacela fortuna. Ma che è questo, che voi siete ve-nuta tanto più presto di quello avvisaste jeri ?Io non ho saputo, rispose ella, resistere allabellezza del cielo, così sereno, come vedete,e alla soavità dell 1 aria che mi invitavano ; etanche la prontezza del signor D. Serao mi hamossa, che già era presto di accompagnarmi ;con Papito del quale ho potuto trar meco ilnostro signor D. Niccola, che pareva aver altroin pensiero. Ma io non vorrei, qua giugnendo,essere stata importuna , e aver turbati i vo-stri ragionamenti. Anzi opportunissimamente,risposi io, siete giunta, perchè sarete cagionech’io cessi da un ragionamento in cui era en-trato mal volentieri. Piuttosto, disse allora ilsignor Marchese, siete voi opportunissima,perchè vorrete esser cagione che egli lo pro-seguisca. Spiaeemi, disse allora la signora Prin-cipessa, di essere opportuna per due ragionitanto contrarie. Ma potre 1 io intendere qual siacotesto ragionamento ? Signora , dissi io allora,questo giovane quasi a viva forza mi ha tratto