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Volume II.
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LIBRO li. !g[

egualmente verso due contrarie parti. quialtro lia di elastro se non il nome. Et io credodie cotesta serie così incorporea, come l avogliono, sia da concepirsi non altrimenti checome una forza repulsiva di cpielle che piac-ciono tanto a Neutoniani, frapposta a i dueglobi j della quale chi vorrebbe dire che quat-tro parti si stendessero per lo spazio GL,una sola per lo spazio CA? Ben maspettava,disse allora la signora Principessa, che voimostrereste il vostro ingegno. Signora, rispo-si , io credo di aver più tosto mostrata laverità. E poiché il credete, disse subito lasignora Principessa, noi vi lascieremo nell o-pinion vostra , contenti di aver conosciuto inquesto luogo quanto possa o lingegno o laverità. Intanto fìe bene, che finendo una voltadi dir degli elastri, cominciate a dirci delleleggi del moto. Signora , risposi , io ho po-chissimo da dirne, e il cominciare e il finiresarà tutto uno. Pur , disse la signora Princi-pessa , diteci quel pochissimo ; che se questisignori vorranno fare anchessi il debito loro,interrogandovi, ove la cosa il ricerchi, e,quando faccia mestieri, contradicendovi, nonfinirete forse così presto. Io credo, risposi,che come io ho poco da dire , così avrannoessi poco da contradire. Ma certo a me pare,che essendo le leggi del moto non altro checerte regole, secondo cui per cagione dell urtosi distribuisce la velocità a 1 corpi, e si fa quandomaggiore e quando minore , niente altro sirìeiisegga a porle in effetto, se non lazionedelle potenze che producono o distruggono