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Narbona per vederla, considerandola con quél-rocchio filosofico che è proprio di quella na-zione, s’accorse di non so qual differenza Irale lumache giaponesi e le cinesi ; la qual dif-ferenza vide poi sminuirsi a poco a poco ve-nendo alle lumache di Ceilan, e poi alle per-siane , e poi alle arabe, e poi alle francesi.Parve al dottissimo Inglese d’avere in ciò sco-perto un manifesto argomento di quella leggedi continuità che oggi tanto si celebra tra ifilosofi; e promise di voler fare un’opera so-pra le lumache, mostrando, quali secondo ladetta legge esser debbano le lumache in cia-scun paese, non solo del nostro globo , maancor della luna e degli altri pianeti. Riseroalcuni, e il dimandarono , come egli sapesseche fosser lumache nella luna. Io non so,rispose il savio Inglese , se siano lumache nellaluna. Sara però bello il sapere, quali esserdebbano , se vi sono. Se mai uscirà quest’ o-
{ >era , che amplierà di molto l’istoria natura-e, noi ne avremo grande obbligo a quellaDama , il cui studio ne ha fatto nascere 1’ ar-gomento. Ma tornando alle carte che essa la-sciò , furono queste dal signor Marchese diBerlivì, erede della Dama defunta, consegnatea un dotto Monaco, che le rivedesse e met-tesse in qualche ordine. Il che egli facendo consomma attenzione, ben conobbe alcuni pezzidi lettere, o d’altro, dover essere del signorMarchese de la Tourrì ; e messigli da partein un piccol fascio, come pregevoli avanzi diquel grande ingegno, gli fece il titolo : della
FORZA ATTRATTIVA DELLE COSE CHE NON SONO.