PARTE TERZA
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CAP. IX,
Della mansuetudine.
La mansuetudine, clie da i Latini si chiamaancor lenità, è una virtù per cui 1'uomo trat-ti en 1’ i la p er niodo che si stia dentro i ter-mini del convenevole. Onde facilmente si vedeche colui il qual mai non si adirasse, ezian-dio che l’adirarsi talvolta gli stesse bene, nonsarebbe mansueto 3 anzi peccherebbe contrala mansuetudine, e incorrerebbe in un estremoche potrebbe chiamarsi lentezza, non avendoaltro nome, eh’ io sappia. Così lento, non man-sueto diremo un padre che , seguendo 1’ iramoderatamente , emendar potrebbe il figliuo-lo , e noi fa. L’altro estremo, che consistenell’adirarsi oltre il convenevole, può dirsiira viziosa o smodata. E questo vizio è il piùfrequente, et è massimamente dei grandi edei potenti.
C A P. X.
Della verità.
Il commendare e lodar se ^stesso, jespo-nendo le proprie virtù, ove si faccia secondoragione, mezzanamente e con bel modo, «let-tesi a luogo d’ una virtù, la quale Aristotele chiamò aX^deia-, però gli altri la dicono ve-rità, forse perchè il lodar se stesso non puòmai essere azion virtuosa, ove la lode nonsia vera.