Mute terza
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» CAP. XI.
Della gentilezza.
È anche un’altra virtù lodare et approvarei detti e le azioni altrui, purché si faccia abuon fine, e convenientemente e secondo ra-gione. La qual virtù se noi chiameremo gen-tilezza, non credo che molto ci allontaneremodal parlar popolare.
Un estremo di questa virili consiste nellodar troppo, e quando e come, e per quelfine che non conviene. Nel che mancano gliadulatori, che per fin di guadagno, o perrendersi aggradevoli , lodano eziandio le coseche son da biasimarsi. E cadono in questoestremo ancor quelli i quali lodano le qua-lità buone che ha un vizioso, conoscendo peValtro che quella lode nutre e fomenta la mal-vagità ; come colui, che parlando con l’omi-cida, si estende a lodarne et esaltarne l’ac-cortezza, l’ingegno, l’ardire, nulla riprendendol’omicidio stesso; poiché l’omicida, contentodi quelle lodi, meno pensa ad emendarsi; equesti peccano nella gentilezza, perchè lodanoquando e come non conviene. E similmentefanno quelli, che udendo alcuna malvagità ,o vedendola, non la voglion riprendere, quan-tunque possano, e si tacciono; i quali nonvogliono ' dispiacere a i cattivi , nè credonodi peccare , perchè peccali tacendo. Nè io sose più nuocciano al buon costume questi cor-tesi che non disapprovano mai ninna cosa ,9 quei fastidiosi che le disapprovano tutte.