SOPRA t T N Libro franzesé (>igsolamente l’intension del piacere, ma la diu-turnità altresì. Alla qual sentenza io mi accor-derei volentieri , se egli 1 avesse dimostrata 3ma avendola sol tanto affermata senza dimo-strarla , non so indurmivi. E certo parmi chenon sia da disprezzarsi 1 autorità, degli .Stoi-ci, i quali insegnavano il contrario, cioè chela lunghezza del tempo niente appartenessealla grandezza della felicita. Perche siccomeun corpo non si dice esser piu bianco per-chè segua -ad esser bianco per più lungo tem-po , nè un uomo sì dice esser più ricco, nèpiù nobile , nè più eloquente, nè più virtuo-so , perchè vivendo più lungo tempo, seguaanche più lungo tempo ad essere eloquente ,o ricco, o nobile, o virtuoso j così argomen-tavan gli Stoici dover dirsi dell’ uom felice ,la cui felicità se più dura, dee chiamarsi fe-licità più lunga . ma non maggiore ; come labellezza di un volto, la qual conservandosiper lungo spazio di tempo , non per questodivien maggiore, ma solo chiamasi più du-revole.
E certo egli pare che la felicità di naturasua aborrisca la successione, nè voglia com-porsi di parti che passino e fuggan col tem-po. Imperocché chi è colui che metta a contodi felicità quello che già passò e non è più ?Chi è che si creda d’esser felice, perchè fuuna volta? ovvero creda che qualche cosagli manchi ora alla felicità, perchè non fufelice gli anni addietro ? Così argomentavangli Stoici, la cui ragione io non dico che siavera 3 dico che è da pensarvi sopra, e da