Band 
Vol. I.
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VI
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(VI) .

Primi gl Italiani composero dizionarii latini ; primi tra gli Europei cominciarono a comporne del patrio linguag-gio. Scarso frutto di grande animo ritrassero que lessicografi che agli Accademici della Crusca mostraron la via : taliun Minerbi, un Luna , un Accarisio , un Alunno , un Pergamini , di ricordanza onorata ; scarso frutto, e non dapareggiarsi a ciò che con auspicii migliori seppe cogliere lAccademia, lopera della quale comparsa nel i6iafu esempio e meraviglia all Europa . Quali fatiche in principio non dovè durare ! Chi avrebbe avuto quell ardi-mento dimpelagarsi negl innumerevoli testi a penna , di svolgere tanti codici e tante stampe ! Pur non appena 1 o-pera pubblicata , sorseso a calca gli accusatori, che sempre piu facil opra fu il censurare che il fare. Fra costoroprimeggiarono, come più dotti e più acerbi, Celso Cittadini , lo Sligliani, il Doni, il Magnanini, il Beni, il Lanciani;e sopra tutti alzo il capo Giulio Oltonelli. L Accademia prese nobil vendetta , con rara modestia correggendo nelleseguenti ristampe , siccome avea promesso , gli errori. Se non che , il principale difetto stava nel disegno ; e la cri-tica e la filosofia a gara si mossero a rilevarlo. Si era voluto considerar la lingua siccome giù spenta , servilmenteimitare Ambrogio da Calepio , seguitare unicamente 1 autorità, non uscir quasi dai confini della Toscana ; si era trascuratadel lutto 1 etimologia, molto le distinzioni di significati , moltissimo le definizioni ; poco o nulla si era fatto ragionedel linguaggio scientifico, ed in quella vece accolto il furbesco e il jonadattico ; locala in trono 1 ' arcaiologia ; derogatoall impero dell uso, re delle lingue. Questi ed altri vizii macchiavano pur troppo linsigne lavoro ; per emendar che sifece e ingrandirlo e migliorarlo in sette successive edizioni , una delle quali onora gl ingegni ed i torchi napolitani , sigiunse mai ad ottenerne la riforma radicale di che avrebbe avuto mestieri, perchè 1 italiano vocabolario, meno municipalee più nazionale, sostenesse il paragone di quelli che le accademie di Parigi e di Madrid , e con miglior magistero un in­ glese filologo, benché tutto solo , valsero ad architettare pe loro idiomi. A Samuele Johnson, per animosi spiriti e di-ligenza infinita e profonda dottrina, noi possiamo contrapporre il conte di Villanuova , cui saia sempre grata I Italia delDizionario universale critico enciclopedico , per lui compilato non secondo uso ma secondo norme filosofiche , con ardi-to disegno e con vasta erudizione ; talché la Crusca espurgata aggrandì egli di più miglia) a di voci prese dalle scienzee dalle arti. Vero è che 1Alberti, mancato alla vita anzi tempo, non diede allopera le ultime cure ; nella quale fudegno di censura lordine alfabetico errato , le citazioni omesse , gli esempi mancanti o falsati, Io stile trasandato edincolto, le definizioni talvolta inesatte, le plebee locuzioni senza uno scrupolo al mondo approvate. A tali sceuciben potea riparare quella vigorosa mente di Antonio Cesari , il balio della nostra favella nel secolo XIX., se pur nonlimitava lopera sua al ristampare e con infinite scorrezioni lantico Vocabolario. Che se con'quesuoi illustri Veronesi e col Lombardi gli fece dovizia di molte giunte , il più si parvero destitute<,.di sana critica ;> siccome -quegli che , raggra-nellando da codici e dagli scrittori della men polita antichità locuzioni e vocaboli troppo lontani dall uso moderno ,volle mostrarsi tenerissimo del quasi spento idioma de primi secoli , e pressoché schivo della viva sonante e gentile fa-vella dItalia . Così diede il valent uomo in un eccesso opposto a quello dellAlbertipeccando egli nelle cose di lin-gua di tanta superstizione, di quanta licenza avea quellaltro peccalo. Quasi a battere tra loro la via di mezzo sorsenei 1819 il eh. Paolo Costa con que dotti uomini che tolse a compagni di difficil lavoro. Preso a guida la famosaProposta del Monti , che in quel tempo alto grido levava , ci diedero essi il loro Gran Dizionàrio . E neppur questosembrò toccar 1 alto segno cui ebbe indiritto 1 animo e le speranze ; che lungi dallestinguere la sete di un buon vocabolarioitaliano , ne fece iti poco dora pullulare, abbenchè non tutti con pari condizioni , altri :sei affatto nuovi; ciò sonoil portatile del Cardinali , 1 Ortografia enciclopedica dAntonio Bazzarini , i due dizionarii di Livorno , Y ortologicodel Nesi , ed il dizionario di Padova . Di questultimo conviene più a dilungo intrattenerci , come quello che saràbase del nostro.

In quali errori cadessero i compilatori bolognesi , e di quante omissioni fosser colpevoli, con ammirabile discre-zione e dottrina il dimostrò lacutissimo professore Marco-Antonio Parenti nelle sue Annotazioni modonesi ; e glifaceva eco da Parma il Pezzana autore delle Osservazioni concernenti alla lingua italiana e a suoi vocabolarii. AncheFrancesco Cardinali che unito al Costa aveva dapprima avuto parte nella formazione del Gran Dizionario , stacca-tosene poi , e fatto di quello un compendio , molte definizioni corresse , molti nuovi termini scientifici aggiunse.

Laonde traendo profitto da queste e da altre fatiche , gli editori padovani sigg. Luigi Carrer e Fortunato Federi­ ci , sul finire dellanno 1827 incominciarono a pubblicare del vocabolario di Bologna alquanto migliorata impres-sione , decima di quello degli accademici fiorentini (2). Non mai la Crusca , uopo è confessarlo , rivide la luce percorredo di giunte più insigne , siccome ora da tipi della Minerva; e fu mente de compilatori che avendo a mano solquesto dizionario , si potesse mettere dall un de canti 1 Alberti ed il Cesari , e tenere tutta quanta la Crusca , nonsenza le correzioni e le aggiunte del Monti , del Costa , del Parenti e del Pezzana. Nondimeno que benemeriti edi-tori attennero troppo appunto le fatte promesse , con molta diligenza corresser le stampe , alle nuove con-dizioni che in opere di tal fatta sono richieste, pare a noi, soddisfecero. Checché ne sia , sempre di non poco giova-mento dee riputarsi quellimpresa alla patria lessicografia, e ben lItalia ne saprà mille gradi agli egregi autori. Chese noi, osando forse impresa alquanto maggiore , poniamo al presente nella lor messe la falce, il facciam rispettosi e

rimessi, confessando il nostro debito a quelli che ci spianaron la via, de sudori de quali con grato animo profit-

tiamo ; e sopratutto confortati dal fervido desiderio di far che questa undecima edizion della Crusca, i pregi emu-lando della padovana , e daltri suoi proprii adornandosi , esser possa novello gradino per avvicinare glItaliani a quelperfetto vocabolario che vagheggiano , ma che non pertanto vuol riputarsi opera disperata,