LIBRO qyARro. 101
deſidereranno certamente godere di tutti i beni,& di tuttii doni della Natu-raʒtalmente che nõ vi ſi poſſa arrogere piu coſa alcuna:& quãto alla neceſsi-tà,& quanto à piaceri,& che i beni fi vſino rettamente, ſi può ordinare per leggi& per ſtatuti de Padri) Ma di quelle coſe, che giouano alla Vita, certo cheſono molto piu gioconde quelle che fono in caſa, che quelle che fi hanno aprocacciare di fuori. Et deſidereranno certamente vn terreno, quale è ap-preſſo di Memfi, come ſcriue Varrone, che gode di Cielo tãto benigno, chenon pure tutti gli Alberi, ma le Viti ancora, non vi perdono le foglie in tuttoanno o quale fotto il Monte Tauro, in que luoghi, che guardano verſo Aqui10 lone. Doue Strabone dice, che i Grappoli delle Vue vi ſono di vn braccio& mezo,& che di ciaſcuna Vite fi ricoglie mezo barile di Vino;& di vn ficoſolo, libre cento quaranta di fichi. O quale è quello, che habita India, o l’Ifola Hyperborea nel mare oceano, del quale terreno ſcriue Herodoto, che ericolgono il frutto due volte lanno. O quale è quello di Portogallo; che15 da i ſemi che caſcano fanno piu& piu ricolte. O piu preſto quale è il Tal-ge, nel monte Caſpio; il quale campo ancor che non lauorato, genera da{e le biade. Sono queſte coſe rare,& piu toſto da eſſer bramate che trouate.Et però quelli eccellentiſsimi Antichi, che ſcriſſono di ſimili coſe; o preſe daaltri;ò pure da loro trouate, Dicono che la Città ſi debbe talmente colloca-re, cha baſtandole quello, che ella ricoglie nel ſuo(per quanto ſopporta la ra-gione,& la conditione delle coſe humane) ella non habbia biſogno di andarefuori per alcuna coſa neceſſaria:& fia afforzificato in tal modo il circuito deſuoi conſini, che dal nimico non vi fi poſſa entrar: coſi facilmente;& che ellapoſſa ſua poſta mettere fuora eſerciti, nelle prouincie d altri,& contro alla15 voglia del nimico. Impero che egli affermano che vna Città coſi collocata,può difender ſe,& lalibertà ſua;& allargarſi molto d’Imperio. Ma che diròio qui? Queſta lode principalmente d attribuita alle Egitto, cioè che egli fiada ogni banda oltre a modo affortificato,& quaſi del tutto inacceſsibile; concioſia che da vn lato habbia oppoſta la Marina,& dallo altro vn diſerto granso diſsimo; dalla deſtra ripidiffimi Möti;& dalla ſiniſtra Paludi larghiſsime. Ol-tre a che la fertilità del terreno vi è tãtaʒ che gli antichi diſſono che lo Egittoera vn publico granaio del mõdo. Et che gli Dii erano ſolitſ rifuggire in quelluogo, per recreatione& ſalute de gli animi loro. Nõ auenne niente di menoſecöͤdo che ſcriue Gioſefo,(benche queſta regione fuſſe tãto forte,& tanto abbondãte che ella ſi gloriaſſe di potere dare da mangiare a tutto il Mõdo,& riceuere& albergare,& ſaluare eſsi Dii) che ella fuſſe però in ogni età libera.Ben dicono adũque coloro il vero, che fauoleggiando dicono che le coſe deMortali né fono ſicure, fe bene in grembo à eſſo Gioue. Et però ci piacerà immitare quella riſpoſta di Platone, il quale eſſendo dimandato in qualluogo fi40 potria trouare quella preclara Città, che egli s era immaginata; Noi riſpoſenõ ſiamo iti dietro a queſto, ma ſiamo iti inueſtigado, in qual modo ſene po-teſſe fare vna migliore di tutte l'altre. Tu anteporrai quella a tutte altre, chemãco fi diſcoſterà da la ſimilitudine di queſta. Coſi ancor noi, quaſi che adducẽdo eſempi, deſcriuiamo quella Città, la quale da gli huomini dottiſsimi fiaper eſſer giudicata per ogni conto, da douere eſſere cõmodiſsima: accõmo-i, ili
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