LIBRO QVIIN To. 147
cipio daltronde, comincieremo la coſa in queſta maniera.) Egli è coſa mani-feſta che la Caſa priuata ſi debbe fare per amore della famiglia, accio che ellavi poſſa ſtare dentro commodiſsimamente. Non farà commoda a baſtanzaquella caſa, ſe in quella ſteſſa non vi ſaranno tutte quelle coſe, che coſtoro hanno di biſogno. Grande è il numero delle coſe,& de gli huomini in vna famiglia; il quale non potrai a tua voglia diſtribuire vgualmente nella Città,& nella Villa. Concioſia che nelle muraglie della Città, ti accade che vn muro dvn vicino, vna grondaia, vna piazza publica, vna ſtrada,& ſimili coſe, quaſitutte ti impediſcono che tu ti poſſa ſatisfare a tuo modo; il che alla Villa nonti auiene; percioche tu hai in Villa ogni coſa piu libera,& nella Città piu im-pedita. Adunque ſi per altre ragioni, ſi ancora per queſta, mi piace diſtinguere la coſa in queſta maniera: Cio& che altrimenti fieno le abitationi nella Cictà,& altrimenti quelle dalla villa; per i priuati, in amendue queſte, altrimentidebbono eſſer quelle, che ſi aſpettano a Cittadini minuali,& altrimenti quelleche s aſpettano a Cittadini piu ricchi; concioſia che ĩ minuali murano ſola-mente per loro neceſsitàʒ& i piu ricchi murano. diletto,& ſatisfattione dedeſiderii loro. Ma noi racconteremo quelle cole; che la modeſtia de gli hiuomini ſauii, approuerra in qualunche forte di Edifitii;& però mi pare da co-minciare da le coſe piu facili. Le abitationi nelle Ville fono piu eſpedite,& iCittadini fono piu inchinati alla ſpeſa, alle Ville che dentro. Ma raccontia:mo prima breuiſs imamente alcune poche coſe, che giouano molto a princi-pali biſogni delle Ville,& fon queſte. Biſogna fuggire l’aria cattiua,& il Terreno cattiuo; Biſogna edificare nel mezo d una Cãpagna alle radici del Monte, in luoghi che vi ſieno acque; luoghi ameni,& paeſi ſaniſsimi,& del paeſein la parte piu ſana. L'aria triſta& mal ſana dicono che cagiona, fi tutte fal-tre incommoditadi,(delle quali trattammo nel primo libro) fi ancora ſelueiu folte,& maſsime piene di arbori, che hanno le foglie amare; cõcioſia cheTaria in quel luogo non agitata, ne da Sole, ne da Venti, vi diuenta cruda; ſiancora vi cagiona il Terreno ſterile,& mal ſano, dal quale alla fine ſe tu cer-cherai cauarne coſa alcuna, ſaranno ſelue. Io giudico che e fi debbe hauer lavilla in que luoghi, che fieno piu conuenienti alle cafe del Padrone che fonodentro nella città. Dice Senofonte che alla Villa ſi vorrebbe poter andarea piede, per fare eſercitio,& tornarſene poi a cauallo: Et però nõ farà moltolontana dalla Città;& la ſtrada non farà ne difficile ne impedita; ma atta&accõmodata allo andarui,& al faruiſi portare, o di State, d di Verno, d vogliacid fare pervia di carretta d da tuoi piedi, d forſe per naue;& farà moto a propoſito, ſe ella non farà fuori di vna porta dellaCittà a te diſcoſto, ma della piuvicinaʒaccioche tu poſſa piu comodamente,& piu eſpeditamente, ſenza troppo grãde apparato di veſtimẽti,& ſenza teſtimonianza di tutto il popolo;&cò la moglie,& con i figliuoli andare& tornare ſpeſſo dalla Villa alla Città,&dalla Città alla Villa a tuo piacere. Egli e coſa cõueniente hauere la Villa inue luoghi, che andandouiſi da mattina i raggi di leuãte nõ ti dieno moleſtiaa gli occhiʒ& i raggi di ponente da fera nõ dieno ne gli occhi a chi ſene tornaalla Città. Oltra di queſto debbe eſſer la Villa in quel luogo, che non fia ab-bandonato del tutto, non abietto, non ignobile; ma tale che ui fi abiti cõ ſpe-n ii