4.42 Capitols V.
herbez& andando diſcorrendo ſopra di loro, quan-do uenimmo ã queſto ſeme, ne preſtun grano,& milo poſi alla bocca, per prouarlo. Quelli, che Thauenportato( come quel, che bene lo conoſceua) mi prelcla mano,& non mi laſcio pigliarlaʒ ma con tutto cioio ne ruppi co denti un grano, che non è maggiotche un gran di ſemenza di lino,& anco piu piccolo& tien gran ſimilitudine con quella;& nel toccatmi la cima della lingua queſto ſeme rotto„ mi ui fe-ce una uelſſica, che mi durò per alcuni giorni. Io.diedial Diauolo,& credetti bene ciò, che di lei miaffermauano. Hora io comincio ad uſarla,& fa piufetti che non ſi dicono. E calda in quarto grado,&piu, ſe ui ſon piu gtadi.
Dalcun herbe di gran uirtu. Cap. 7.
IMILMENTE tengo un herba, che cotta.&8 preſa la ſua acqua calda, ſana il mal del petto: l-qual non ſo come ſi chiamazſe non che nella memo-ria di lei neniua ſcritto queſto..
Et un altra, che fa uſcir la creatura morta del uẽ
tre,& le Seconde: perche di queſta ne hanno grandeeſperiantia gli Indiani per queſto effetto„& ha gio-uato una fiata in queſte parti.
Mi portarono due herbe ſecche, che mi conten-taua piu, ſe le uedeua uerdi. Luna che ſtando necampo nel ſuo piu bell'eſſere, ſe huomo, o la donnale mette la mano ſopra; ſubito ſi laſcia cader commorta in terra. Laltra, ch eſſendo ſparſa per terra, nctoccarla per coglierla, ſi increſpa,& ſi ricoglie in ſẽſteſſa,& ſerra, come un caule NMurciano. Coſa mera-
uiglioſa,
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