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Racconto storico-filosofico del Vesuvio e particolarmente di quanto è occorso in quest' ultima eruzione principiata il dì 25 ottobre 1751 e cessata il dì 25 febbraio 1752 al luogo detto l' Atrio del Cavallo ... / Giuseppe Maria Mecatti
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CLXXXI
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Coloro j ! quali equipaggiano le navi, spaventati dal pericolo, in cui vedevano, che li voleva porre il loro Ammiraglio ( im- perciocché Resina slava appunto sotto ai Vesuvio, e quella« gente non poteva scampare se non fuggiva in sulle Navi) lo pregavano a non voler mettersi a un tanto azzardo. Egli non si3, mutò di parere, anzi se prima era risoluto dandarvi per di- vestimento, credette di doverci ora andare per obbligazione.3, Cavò fuori le Quadriremi ; egli vi montò in persona non so- lo per dar ajuto a que Resina, ma anche a molti altri: e di vero era quella spiaggia per la sua amenità piena di popo- lazione. Si affrettò di passare colà, donde alcuni se ne fuggi- vano spaventati, e drizzò la navigazione, e il corso, dove ap- punto vide esservi maggior pericolo,così imperterrito, e franco, che tutti gli avvenimenti , e mutazioni di quella gran dis- grazia, li avrebbe potuti o da se scrivere, o dettarli ad altri3, tali quali a occhi veggenti se gli era concepiti nella mente. In-3, cominciavano già a cascar nelle navi le ceneri, e quanto più savvicinavano, tanto erano più calde, e più fitte. Andando33 più verso terra venivano pomici di color nero, e bruciate, e più33 pietre spezzate, e riarse dal fuoco. Ora si vedeva andar sotto,3 il lido; il Monte pareva che rovinaslè, e le spiagge, che ve-33 nissero a buttarsi addosso alle navi (a) . Fermatosi un poco, e33 pensando se dovea tornare in dietro, disse in un tratto al suo

Pilo.

*? con cui il Novellista parla,ehegli abbia ragione, quando egli ha il torto mar-Cl °: così aspetto anchio loccasione di dargli su tal proposito il suo dovere fino*.* finocchio ; non in sogli volanti, ma in qualche Libro, che rimanga alla Poste- , acciò resti eternato il suo nome, e si veda alla fine, cheNon è tutt or quel che riluce , e splende .

(a) Olone. Littus cene procesjerat ,& mare in se resorheri ,& tremore ferme quasispetti videbatur , multaque maria ammalia ficcis arenis detinebantur , montes fubfilie-ayìt , fonittts a eavernis subterraneis tonìtruis perfimiles superne retrove in terra mu-videbantur : mare vero fremebat , & coelum resonabat : posi haec svagar iimnen-j subito , ceu concidentium montium audiebatur , exiliebant primum lapidee ingett-SS j quasi ad fumma montium exirent .

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na "oibus fuga) .ut se tanto discrimine eriperet ,orabant. Non vertit ille confidiam,studioso animo inchoaverat obìit maxima . Deducit quadriremes , adfcendit ipse ,2.. Retinae modo , sed multi e ( erat enim frequens amoenitas orae) laturus auxilium.p er - rat dluc , unde alti ferriti sugiunt , reâumque cursum , reBaqu.e gubernactila inPrllj U J n tenet ,adeo folutus metu , ut omnes illius mali molus ,omncs figurar, ut de-J enderat oculis diiìarct , enotaretque. Jatn navibus cinis inciderat , quo propius ac -

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lap;/ 1 "sH ' & denfiorjam pumices etiam , nigrique , <& ambufii , & fraiii ignean CS ,ai st eoaium subitum ,ruinaque montislittori obstantia. Cunciatus paululumnt rosietieret : mox guberpatori ; ut ha saceret monetiti : sortes inqtiit fortuna ju-

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