VIAGGI ALLE DUE SICILIE CAPITOLO IV. I OC)bio die il catino riempiuto d’acque, e deno-minato Lago d’Agnano , sia già stato la boccadi un vulcano. E di vero ne ha l’intiera sem-bianza, rappresentando un imbuto capovolto,che suole essere l’ordinaria configurazione deicrateri vulcanici. E il presente doveva essereamplissimo , girando attorno quasi due miglia.Oltre una turma d’ anitre selvagge che dentroci vidi, cotesto lago alimenta una moltitudinedi tinche e di rane. Le mie c le altre gode-vano in questo sito di una pretesa celebritàsmentita a’ tempi del Vallisneri. Forse non saràdisdicevole che a modo di piacevole intramessaio ne trattenga per un momento il Lettore.
Si sa che le rane innanzi di acquistare laforma della specie, hanno quella di verme ,chiamato comunemente girino, apparendo for-mate d’un corpo orbicoiare e d’una coda ; esappiam del pari che questi girini appariseonrane per gradi, mettendo da prima le gambeposteriori, poi le anteriori 5 e ritenuta alloraper qualche tempo la coda, simulano la piùbizzarra figura, con essa coda rappresentandola metà inferiore d’un pesce, e col corpo glo-boso , corredato di gambe , le divise di rana.Quindi per gl’ inesperti nelle cose naturali pos-sono allora aversi per animali mostruosi, quasiche per metà fosser pesci e per l’altra metàfossero rane. Una di queste mal intese mo-struosità da un credulo Napoletano fu data avedere e ad ammirare in Milano al sullodatoNaturalista di Reggio , celebrandola nativa dellago di Agnano , che a lui detta possedeva lavirtù di generar mostri, metà rane c metà liti-