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Tomo I.
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CAPITOLO VI. J !) I

a grandi lontananze. Siccome adunque questematerie ^vulcaniche sono probabilmente in im-mediata comunicazione co vulcani di Napoli e de suoi contorni , è probabilissimo che losieno del pari con quelli dellAgro Romano ,e forsanche della Toscana ; di guisa che for-mino un sol lutto vulcanizzato dimmensaestensione.

V ha chi pensa, e forse non senza ragione,die il gran catino del mare di Napoli , cheguarda in faccia di Capri , sia il resto di unantico cratere vulcanico. Sarebbe importantecon idonei ingegni , analoghi a quelli che pe-scano il corallo, e talvolta i pezzi di scogliosu quali nasce , esplorarne il fondo a diverselontananze dalla spiaggia. Ed ove si scoprisseun incavo non dissimigliante da un imbuto ca-povolto, e i pezzi che si strappasse! dal fon-do , si trovassero dorigine ignea, la conghiet-tura si ridurrebbe a persuasione.

Una porzione delle radici del monte Vesu­ vio è bagnata dal mare. Chi sa a quale di-stanza sottacqua sinoltrano queste radici?Opinerei somigliantemente dIschia , la qualforse , come è stato avviso di alcuni, ab an-tico faceva un tutto solo con Procida . 'Ma que-ste congetture , questi sospetti vorrebbono es-sere verificati. Ognun sa quanto il cavaliereHamilton sopra terra ha allargato i confinidella vulcaniti! de Campi Flegrei . Senza esita-mento questi confini si amplificherebbero viemaggiormente dalla parte del mare con pro-porzionati tentativi , più malagevoli è vero daeffettuarsi, ma pure non impossibili. Mercè