l6'2 VIAGGI ALLE DUE SICILIE
potendo clie una lava anteriore di tempo siadi terriccio pili povera, che una posteriore.E a Catania il cavaliere Gioeni mi disse diconoscer più lave di tal sorte su 1 ’ Etna .
Nelle lave prodotte in mezzo dal Borch , haquella che fluì nel 1829, la quale quando venneda lui esaminata, cioè dopo 447 ann ' ■> ra0 “strava otto pollici di terriccio. E pure la lavadell’Arso in Ischia , che corse al mare nel i 3 oa,quando nel 1788 la visitai, cioè dopo 486anni, conservava in ogni parte l’antica steri-lità ^e durezza (Gap. V ).
Non so intendere come a questo scrittorenon sia caduta sott’occhi un’altra correntepresso Catania , le cui lave da due mila anniin poi sono destinate per le fabbriche; la qualcorrente è di tempera sì forte, che dove nonha posto mano l’agricoltore, si mantiene an-che adesso sterilissima.
Rifacendomi poi alla lava del 16(19, noncomprendo come egli le attribuisca un pollicee più di terriccio , quando onninamente ne èpriva. Di fatti se reggesse quella supposizione,la superficie della lava sarebbe adorna tantoo quanto di picciole erbe , giacché uno stratoterroso d’un pollice è bastevole a nodrirle ;per l’opposito è spogliata d’ogni vegetabile ,tranne diversi licheni, che sappiamo abbarbi-carsi e crescere su’corpi durissimi, e all’ariaimmutabili, quali sono i quarzi , ed anche sula fàccia liscia e sfuggevole de’ vetri. E facileche il nominato scrittore siasi abbattuto adesaminar quella lava ne’siti molto incavati, e