CA.T’ITOT.O XIII. 3/fI
anzi che no , fra V indice e il pollice si trita epolverizza, è bibulo e sugante dell’acqua, clicin pochi stanti lo penetra con una specie disibilo, e rende odore argilloso. Sappiamo chesomiglianti proprietà sogliono combinarsi co 1tufi vulcanici. Ma questi hanno la grana terrosa ;all’incontro il presente prodotto pende al ve-troso. Di più, considerati i sorli che ha den-tro e che sono innumerabili, si trovano distri-buiti equabilmente, come sogliono esserlo nellelave5 la qual distribuzione non si osserva maine’ Lufi, giacché se talvolta hanno sorli, vi sisono casualmente abbattuti. Quindi è che, peressere corpi stranieri, facilmente si staccanodalla pasta tufacea, dentro cui lasciano esat-tamente le impronte: non così accade al pro-dotto di cui ora favello, il quale conseguente-mente è forza dire che sia lava verace.
Ma donde in lei tanta mollezza? Forse dal-l’essere stata considerabilmente alterata alla su-perficie o dagli acidi-sulfurei, o dalla lunghezzadel tempo , o da qualche altra ignota cagione?Questa è stata la prima idea che sul luogo miè corsa per l’animo, ma che ho trovata in-sussistente, sì perchè ivi non esalano fumi sul-furei, nè vi è indizio che vi abbiano mai esa-lato, sì perchè alla profondità di cinque piediavendo fatta scavare la lava , si è data a ve-dere mollissima, siccome lo è alla superficie.Piuttosto opino che cotesta lava sia un risul-tato del fuoco unitosi all’acqua, non mancandopiù esempi ne’ paesi vulcanizzati di somiglianticombinazioni : e dir voglio che quando la lavafusa correva, sia stata compresa e penetrata